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Ridipinture e svelature

Svelature

Svelature della superficie pittorica dovute ad uso di sostanze aggressive

Gran parte dei danni che oggi si possono riscontrare sulle pitture sono conseguenza di antiche operazioni di pulitura. Tra Cinquecento e Settecento non veniva fatta alcuna distinzione sul tipo di sporco da rimuovere e ogni ricetta poteva essere utilizzata indifferentemente sia su affreschi sia su dipinti su tavola. Fin dalle prime prescrizioni scritte, risalenti al XVI secolo, veniva spesso raccomandato l’uso della liscivia calda, prodotta da “cenere forte” di rovere combinata con calce viva. Aggiunte altre sostanze (come sapone, uova, sale o miele) questo miscuglio veniva applicato sui quadri con una spugna e rimosso con un’altra spugna imbevuta di acqua appena l’opera fosse apparsa pulita. Insieme allo sporco e alla vernice le sostanze, in realtà, aggredivano il legante disgregandolo anche in profondità e continuando ad agire per lungo tempo anche dopo l’apparente lavaggio. Così lo strato pittorico, privo dell’elemento di coesione, si polverizzava staccandosi.


Abrasioni della craquelure dovute ad interventi con sostanze corrosive

Abrasioni della craquelure dovute ad interventi con sostanze corrosive

Oltre all’uso dei solventi reattivi (come la soda caustica e la potassa caustica) o di altre sostanze corrosive basiche e acide, le tecniche e i materiali adottati per ottenere rapidi risultati erano estremamente vari. Sappiamo della pratica di bagnare la superficie pittorica con spirito di vino per poi incendiarla al il fine di ammorbidirne gli strati da rimuovere, o dell’uso di “pomate” dalle fantasiose composizioni (non è raro trovarvi l’urina) oppure, ancora, di varie sostanze abrasive. L’azione meccanica di spugne e pennelli strofinati in superficie durante l’applicazione e la rimozione dei vari intrugli aveva un ruolo decisivo e, probabilmente, proprio quest’ultima provocava i danni maggiori. La superficie dei dipinti che in antico sono stati così trattati si presenta oggi con abrasioni più o meno profonde, in modo particolare nei punti d’incrocio delle linee della craquelure, che conferiscono all’insieme un aspetto bucherellato (butteratura) e caratterizzato da vistosi fenomeni di svelatura.


Ridipinture di parti sporche o abrase

Ridipinture di parti sporche o abrase

Tutti questi metodi di pulitura erano spesso conseguenza di alcune pratiche altrettanto dannose a cui venivano sottoposte le opere pittoriche. Prima delle importanti festività religiose era, ad esempio, consuetudine strofinare i dipinti con la cotenna del lardo o anche pulirli con la cipolla e bagnarli con olio di lino cotto, trattamenti che, pur offrendo nell’immediato risultati accattivanti, col tempo portavano al formarsi di spesse croste scure. Inoltre, terminate le operazioni di pulitura, raramente ci si asteneva da qualche ridipintura che ravvivasse i colori e che aggiornasse l’opera al gusto o all’iconografia del momento; anzi, spesso l’intervento di “restauro” si identificava con la ridipintura delle parti sporche. Il rispetto per l’opera d’arte sentita come testimonianza storica e culturale era in realtà ancora ben lontano dall’affermarsi: a questo possiamo attribuire, come Secco Suardo denunciò nell’Ottocento, “il numero sterminato dei dipinti barbaramente non solo spellati ma scorticati”, poi serenamente ridipinti.


Modifica parziale della composizione

Modifica parziale della composizione per fini religiosi o di gusto


Oltre alla dissimulazione dell’usura provocata da una pulitura insistita, possiamo distinguere altre cause che possono aver portato ad un intervento di ridipintura.
Spesso vi era la necessità di intervenire su un fenomeno d’invecchiamento naturale o su di un’alterazione accidentale giudicati antiestetici (come strappi, lacerazioni, fessurazioni, ecc.). In altri casi si giungeva alla modifica parziale o totale della composizione con fini estetici, storici, politici, religiosi o commerciali, ovvero con l’intento di venire incontro ai cambiamenti di gusto della committenza o alle esigenze di mercato.


Ridipintura effettuata al fine di aggiornare l'opera

Ridipintura effettuata al fine di aggiornare l’opera

Sono così giunte ai nostri giorni opere in buona parte manomesse che, più che documentare la cultura figurativa del secolo in cui sono state realizzate, testimoniano del gusto con cui si rileggeva l’opera antica nel particolare periodo in cui sono state ‘restaurate’.

Manfredi Faldi – Claudio Paolini

artisEstratto da: Artis (Art and Restoration Techniques Interactive Studio), Direzione scientifica: Manfredi Faldi, Claudio Paolini. Cd Rom realizzato da un gruppo di istituti di restauro europei, coordinati dall’Istituto per l’Arte e il Restauro Palazzo Spinelli, con il determinante contributo della Commissione Europea nell’ambito del programma d’azione INFO2000.

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