Vernice da ritocco: funzione, utilizzo e ricette tradizionali

I. Introduzione e Definizione

La vernice da ritocco è una delle tre vernici fondamentali nella pittura a olio, insieme a quella per dipingere e a quella finale. La sua funzione principale è quella di eliminare i prosciughi, restituendo vivacità al colore e migliorando l’aderenza tra gli strati pittorici. Grazie alla sua rapidità di essiccazione, consente di riprendere il lavoro quasi immediatamente, rendendola indispensabile per il processo pittorico e per piccoli ritocchi.

II. La Funzione Intermedia: eliminazione dei prosciughi

Vernice per ritoccare

Vernice da ritocco

Terminato l’abbozzo, prima di continuare a dipingere, si rende indispensabile attendere che gli strati siano del tutto secchi (approssimativamente una ventina di giorni – con colori stesi a impasto su di una preparazione semi assorbente).

Per consentire la ripresa del lavoro è utile passare sulla superficie asciutta un velo di vernice da ritocco la cui funzione, penetrando in profondità, è di sanare gli eventuali vuoti che l’olio, assorbito in maniera eccessiva dalla preparazione, ha lasciato negli strati con un conseguente visibile calo di tono. 1

Questa penetra nelle porosità sanando i vuoti lasciati dall’olio assorbito, restituendo vivacità ai chiari e profondità agli scuri

La vernici da ritocco viene perciò utilizzata per eliminare i prosciughi, migliorare le opacizzazioni del colore e assicurare l’aderenza degli strati di pittura soprammessi, in particolare facilitando l’adesione di ritocchi su precedenti parti asciutte.

III. Ambiti d’uso: pratica pittorica

Questo leggero strato di vernice produce già di per sé particolari effetti di trasparenza inoltre dà luogo ad una pellicola resinosa che permette di legare le successive stesure agli strati sottostanti; la peculiarità della vernice da ritocco è di seccare in qualche minuto, questo consente di dipingervi sopra immediatamente formando peraltro un solido legame fra gli strati di pittura sovrapposti.

Delle vernici da ritocco ci si avvale anche per rapide velature ma, essendo molto volatili, non sono indicate per essere adoperata per una pittura a corpo 2; per quest’uso viene adoperata la vernice per dipingere.

nota1  R. Panichi, I principi della pittura figurativa nelle testimonianze degli artisti e degli scrittori d’arte, Pisa, Giardini editori, 1977, p. 36
nota2  AA.VV., Preparazione e finitura delle opere pittoriche, a cura di C. Maltese, Milano, Mursia 1993 p. 137

IV. Composizione e varianti della vernice da ritocco

Le vernici da ritocco sono caratterizzate da una combinazione di oli, essenze e resine formulata per essere maggiormente siccativa rispetto alle vernici finali e ai medium. Storicamente, esse nascono per creare una base omogenea necessaria alle successive sovrapposizioni di colore, sanando le porosità del fondo.
• Soluzioni tradizionali: La ricerca ARTEnet evidenzia come, in certi contesti, anche un semplice strato di olio di lino altamente diluito con essenza di trementina o di petrolio (più volatile) possa assolvere a questa funzione. Tuttavia, le miscele più efficaci prevedono l’impiego di resine molli come dammar, mastice o sandracca, che possono essere utilizzate con o senza l’aggiunta di un olio siccativo. L’uso di essenze come lo spigo o la lavanda permette di regolare la velocità di evaporazione e la stendibilità del film.
• Varianti nel restauro scientifico: Nel restauro contemporaneo, la scelta si sposta su materiali a reversibilità provata. Oltre alle resine naturali come la dammar in essenza di trementina, si impiegano resine sintetiche a bassa massa molecolare (come Paraloid B-72, Regalrez 1094 o Laropal A81), selezionate per la loro stabilità ottica e chimica. Queste vengono applicate in strati sottilissimi, spesso per nebulizzazione, per creare un interstrato isolante che non interferisca con la pellicola originale.

V. Terminologia Storica secondo Eastlake

Lo studio delle fonti antiche operato da Eastlake chiarisce che spesso i termini indicavano famiglie di comportamento piuttosto che ricette fisse:
• Vernice comune: Spesso una soluzione di resina in essenza, usata per velature e come medium leggero.
• Vernice liquida: Più fluida e mobile, tipicamente a base di mastice in trementina. Queste distinzioni spiegano perché le stesse miscele storiche potevano assolvere a funzioni diverse a seconda della diluizione e del momento dell’uso.

VI. Composizione e Ricette Tradizionali

La vernice da ritocco è una combinazione di oli, essenze e resine, formulata per essere più siccativa rispetto alle vernici finali.
• Vernice di Van Dyck: 1 parte di vernice mastice e 2 parti di olio essenziale di trementina.
• Vernice a base di mastice: 20g di vernice mastice, 30g di trementina, 10g di olio di papavero e 5g di essenza di lavanda.
• Varianti moderne: Nel restauro si impiegano anche resine sintetiche a bassa massa molecolare come Regalrez 1094 o Laropal A81, scelte per la loro stabilità e reversibilità.

VII. Nota Metodologica ARTEnet e Bibliografia Moderna

La ricerca di ARTEnet integra la trattatistica storica con le analisi tecnico-scientifiche contemporanee. Per l’approccio analitico alla materia, i testi di riferimento fondamentali sono:
• Matteini & Moles, La chimica nel restauro, per lo studio dei fenomeni di ossidazione e interazione dei film pittorici.
• Laura Traversi (in Corrado Maltese), Preparazioni e finiture delle opere pittoriche, per la codifica delle funzioni delle vernici e la distinzione tra patina e strati protettivi.

VIII. L’uso della vernice da ritocco nel restauro scientifico

Nel contesto conservativo, la vernice da ritocco assume un ruolo ben distinto da quello operativo del pittore. Essa è concepita come un film reversibile e temporaneo, finalizzato a saturare selettivamente le zone colpite da prosciughi e a creare un interstrato isolante imprescindibile prima della reintegrazione pittorica. Tale strato deve risultare otticamente neutro e stabile, garantendo che l’intervento rimanga distinguibile e rimovibile nel tempo senza interferire con la pellicola originale.

Materiali e Varianti Scientifiche
Nel restauro contemporaneo, la scelta dei materiali è guidata da criteri di stabilità chimica e reversibilità provata. La ricerca di ARTEnet evidenzia l’impiego di due categorie principali di sostanze:
• Resine Naturali: come la dammar o il mastice in essenza di trementina, storicamente preferite per la loro compatibilità e il comportamento ottico consolidato.
• Resine Sintetiche: si impiegano soluzioni a bassa massa molecolare, quali Paraloid B-72, Regalrez 1094 o Laropal A81, selezionate per la loro resistenza all’invecchiamento e all’ingiallimento.

Modalità Applicative Per assicurare la massima precisione, questi materiali vengono applicati in strati sottilissimi attraverso l’uso del pennello o mediante nebulizzazione controllata. Quest’ultima tecnica è particolarmente indicata per ottenere un film omogeneo che non alteri l’intenzione cromatica originale, operando sempre in conformità con le linee guida internazionali ICCROM/ICOM-CC.

  1. Manfredi Faldi – aprile 2020, febbraio 2026

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Bibliografia Completa

I. Fonti Storiche e Trattatistiche (XIV–XIX sec.)
Questi testi costituiscono le fondamenta della tecnica pittorica europea e documentano l’uso di resine e vernici fin dai primitivi fiamminghi.
• Cennino Cennini, Il Libro dell’Arte, cap. CLV “Del modo di verniciare le tavole”.
• Leonardo da Vinci, Codici e Manoscritti, passi relativi alle velature e alle miscele trasparenti.
• Manoscritto di Strasburgo (XV sec.), per le prime testimonianze di vernici differenziate per pigmento.
• Manoscritto De Mayerne (1620–1646), fondamentale per le ricette su ambra, velature e la tecnica di Gentileschi e Van Dyck.
• G. B. Armenini, De’ veri precetti della pittura, 1587.
• G. Vasari, Le Vite, passi su oli e vernici.
• F. Baldinucci, Vocabolario Toscano dell’Arte del Disegno, 1681.
• G. Mancini, Considerazioni sulla pittura, 1617–1621.
• Merrifield Mary P., Original Treatises on the Arts of Painting, 1849.
• Eastlake Charles, Materials for a History of Oil Painting, 1847–1869, essenziale per la terminologia storica (“vernice comune”, “liquida”, “italiana”).
• Jehan Georges Vibert, La science de la peinture, 1893 (trad. G. Previati 1900), per la definizione moderna di vernice per dipingere.
• E. Delacroix, Journal, 1857.
II. Manuali e Opere Tecnico-Scientifiche (XX sec.)
Questi pilastri codificano il passaggio dalla pratica d’atelier alla scienza della conservazione.

• Claudio Paolini – Manfredi Faldi, Glossario delle tecniche artistiche e del restauro, Palazzo Spinelli, 2000.
• Corrado Maltese (a cura di), Preparazione e finitura delle opere pittoriche, Mursia, 1993. Capitolo fondamentale: Laura Traversi, “Patina e vernici nella pittura a olio”.
• Roberto E. L. Panichi, I principi della pittura figurativa nelle testimonianze degli artisti e degli scrittori d’arte, Giardini, 1977.
• Gino Piva, Manuale pratico per la pittura a olio, per le ricette su medium e l’uso degli umettanti.
• Giuseppe Ronchetti, Dilettanti di pittura, per la distinzione pratica tra pennelli da medium e da velatura.
• M. Bazzi, Abecedario pittorico, 1976.
• Cesare Brandi, Teoria del restauro, 1963, per il concetto di “vernice originale” e patina.
• M. Matteini – A. Moles, La Chimica nel Restauro, Nardini, 1990, pilastro per lo studio dell’invecchiamento delle resine.
• Bomford – Kirby – Roy, Art in the Making: Technique and Materials (National Gallery London).
• Van de Wetering, Rembrandt: The Painter at Work, per l’uso dei medium tissotropici e cariche minerali.
• Ruhemann, The Cleaning of Paintings, per la gestione degli strati di vernice alterati.

Nota Metodologica ARTEnet: La bibliografia non è solo una lista di titoli, ma l’apparato critico che garantisce il rigore del metodo della Riproduzione Scientifica, permettendo di rintracciare ogni ricetta o procedimento nelle fonti primarie e nei protocolli scientifici moderni

Stesura della vernice da ritocco

Ritocco e prosciugo: definizioni e significati storici

Ritocco

Piccola modifica, aggiunta o rinforzo di un segno che si fa a un’opera oramai giunta a compimento, con l’intento di migliorarla. Il termine è ampiamente documentato dalla fine del XIV secolo con implicazioni e riferimenti diversi, seppure tutti riconducibili al concetto di ‘toccare di nuovo’. Da segnalare come il termine possa assumere anche il significato di completare un’opera adoperando una tecnica diversa da quella con la quale è stata eseguita. Così accade nella tecnica dell’affresco dove si parla di ritocchi a secco eseguiti a tempera su una pittura murale oramai asciutta, per lo più previsti e quindi da non intendere come modifiche o aggiunte. Testimonia Cennino Cennini (fine sec. XIV): “È nota, che ogni cosa che lavori in fresco vuole essere tratto a fine e ritoccato in secco“. Ben diverso il pensiero di Giorgio Vasari (1550), per il quale il ritoccare un’opera è indice dell’incertezza dell’artista oltre che errore tecnico: “Quegli che cercano lavorare in muro, lavorino virilmente a fresco, e non ritocchino a secco, perché oltra l’esser cosa vilissima rende più corta vita alle pitture“. Nel restauro il termine è utilizzato ad indicare una reintegrazione pittorica di lieve entità.
Francese: retouche – Inglese: retouching – Spagnolo: Tedesco: retoquenachbesserung.

Prosciugo

Assorbimento anormale del legante nei colori a olio da parte della preparazione e talvolta anche del supporto (sia esso tela o altro) con la conseguente opacizzazione  e il determinarsi di zone di pittura dai colori privi di intensità.
Questo inconveniente può dipendere dall’abuso di essenze e medium nell’impasto dei colori, oppure da preparazioni troppo assorbenti (mestiche non secche) o da ulteriori errori nell’esecuzione pittorica, quale la stesura di colore su un abbozzo non sufficientemente asciugato.
Il termine viene inoltre utilizzato a definire l’assorbimento non omogeneo delle vernici, con la conseguente definizione di zone opache.
Così Filippo Baldinucci (1681) alla voce Prosciugare: “Rasciugare; ed è termine de’ Pittori, per esplicare il rasciugar del colorito a olio nelle pitture, il che facendo in essi perdere il lustro fa anche che non si goda la vivacità de’ chiari, e la profondità delli scuri l’uno, e l’altro ritorna poi alla vista dell’occhio, dandovi sopra vernice, o chiara d’uovo battuta“.

Francese: Desséchement – Inglese: Colour Dryout – Spagnolo: Rechupado.


Estratto da:

Glossario delle tecniche artistiche e del restauroClaudio Paolini, Manfredi Faldi, Glossario delle tecniche pittoriche e del restauro, edizioni Palazzo Spinelli,
Firenze 1999

Le tre varietà di vernice

Le vernici per dipingere arricchiscono il legante dei pigmenti ed esercitano una funzione siccativa. Hanno il compito di accrescere la fluidità e la forza delle tinte; servono bene nelle velature ed essendo alquanto lente a seccare permettono di modellare comodamente nella pasta ancora fresca: possono essere aggiunte al legante (medium) oppure essere stese sulla superficie (umettanti).

Le vernici da ritocco eliminano i prosciughi, ovviando alle opacizzazioni del colore, assicurando l’aderenza degli strati successivi di pittura. Delle vernici da ritocco ci si avvale anche per rapide velature ma, essendo molto volatili, non sono indicate per una pittura a corpo.³

Vernice finale e patina

Vernice

Protegge le superfici e dona brillantezza ai colori

Le vernici finali vengono a costituire una finitura generale dello strato pittorico con scopi protettivi ed estetici. La vernice finale si stende sull’opera completamente asciutta (il che richiede, in un olio, da sei mesi a un anno) allo scopo di proteggere e ravvivare le tinte.